La Galleria Borbonica è un tunnel sotterraneo che attraversa la collina di Pizzofalcone e congiunge il Palazzo Reale alla Caserma della Vittoria (presso piazza della Vittoria) e avrebbe dovuto collegare anche il Palazzo Reale (piazza del Plebiscito) alla Caserma della Cavallerizza, sita nell’odierna piazza Carolina.

Lo scopo era prettamente strategico: in caso di tumulti o assalti nemici, la galleria avrebbe garantito al re e alla sua famiglia una via di fuga verso il mare e avrebbe dato la possibilità ai soldati delle due caserme di correre immediatamente a difendere la reggia.

I lavori per la sua costruzione cominciarono nel 1853 sotto la guida dell’architetto Errico Alvino, il quale superò brillantemente le difficoltà iniziali, evitando di distruggere due cisterne d’acqua dell’acquedotto principale della città, il che fu considerato un capolavoro dell’alta ingegneria italiana in Europa. Per la prima parte, i tempi furono un po’ lunghi, ma nel 1855 il tratto che giungeva a Chiaia era completo.

La seconda parte, invece, fu interrotta perché una serie di problemi morfologici non consentirono di continuare i lavori. Il re, inoltre, morì nel 1859, quindi non ci fu modo terminare il lato di piazza Carolina.

In seguito all’unità d’Italia il passaggio restò inutilizzato, fino alla Seconda Guerra Mondiale, quando i napoletani usarono le gallerie per rifugiarsi dai bombardamenti aerei, introducendovi cucine, elettricità, brandine e servizi igienici improvvisati.

Dopo la guerra la galleria fu lasciata all’incuria e al vandalismo, e quando sono stati iniziati i lavori per rimettere in sesto la struttura sono stati ritrovati veicoli sequestrati, rifiuti domestici e scarti industriali.

Oggi la Galleria Borbonica è visitabile in diversi percorsi, i quali partono dagli ingressi di via Morelli e di vico del Grottone, che si trova vicino piazza del Plebiscito. Nei percorsi è possibile visitare i vari ambienti risalenti all’era borbonica e il lascito di chi durante la Guerra è riuscito a sopravvivere grazie a questo posto.