Per chi non l’avesse mai sentita nominare, Paestum è una località inclusa nel comune di Capaccio, in provincia di Salerno, facente parte del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano, area dichiarata patrimonio dell’umanità dall’UNESCO.

Fondata dagli antichi Greci col nome di Poseidonia, è poi diventata Paistom in mano ai lucani e poi Paestum in epoca romana.

I primi insediamenti nella zona, tuttavia, risalgono alla preistoria, tant’è che nell’area immediatamente vicina al museo sono stati trovati diversi manufatti risalenti al paleolitico.

La città fu poi abbandonata durante il periodo romano dopo una progressiva regressione del centro abitato attorno al tempio Cerere, situato nella parte più alta della città.

Verso la fine del XVII secolo rinacque interesse per questa località e il suo potenziale archeologico, scavi che continuarono fino agli inizi del ‘900: il Foro risate al 1925.

I templi di Paestum sono la parte più interessante di questo sito archeologico, poiché a detta degli autori, si sono conservate in ottime condizioni, tanto da essere annoverati tra i migliori esempi di architettura greca ancora visitabili.

Negli ultimi anni la regione e lo Stato hanno investito molto su questo sito e i templi sono stato restaurati e sono state fatte ulteriori indagini sulle tecniche e i materiali usati.

Grazie all’utilizzo di tali fondi e agli ingenti investimenti, il museo di Paestum ha totalizzato, nel 2013, oltre 240mila visitatori, diventando il ventiquattresimo bene culturale più visitato in Italia e arrivando a 300mila visitatori nel 2015 e a 350mila nel 2016.

Un aumento costante e senza precedenti che fa ben sperare per una ripresa dell’intera area, non solo per quanto riguarda il turismo culturale: non dimentichiamo, infatti, che Paestum dispone di un litorale marittimo molto suggestivo, impossibile da non guardare con ammirazione. Altrettanto famosa è la gastronomia del luogo.

Speriamo, dunque, che da una rinascita del Museo di Paestum possa rinascere tutto il Cilento.