Nella regione in cui è stata costruita la prima linea ferroviaria in Europa, non può mancare un museo che racconti della storia dei trasporti su rotaie.

Parliamo, ovviamente, del museo di Pietrarsa, ossia uno dei più celebri musei ferroviari in Europa.

Situato al confine tra Napoli e San Giorgio a Cremano, è ubicato nell’edificio che nel 1840 fu aperto come Reale Opificio Borbonico di Pietrarsa, convertito a fabbrica di locomotive a vapore nel 1845 partendo da componenti e progetti acquistati in Inghilterra.

Terminata la costruzione della locomotiva, il centro sarebbe diventato un posto destinato alla manutenzione di esse. Nella seconda metà del XIX secolo, l’opificio di Pietrarsa era il più grande polo industriale italiano, di gran lunga superiore alla Ansaldo e ben mezzo secolo prima della nascita del colosso Fiat.

Fino alla Prima Guerra Mondiale, dunque nei primi anni del XX secolo, vennero prodotte quasi duecento locomotive (185, per la precisione).

Tuttavia, con lo sviluppo delle moderne tecnologie, le locomotive sono state man mano soppiantate da sistemi alimentati ad elettricità e a diesel, quindi parallelamente cominciò anche il declino della fabbrica, che negli ultimi anni del XIX era stata teatro dei primi che arrivò alla chiusura definitiva nel 1975.

Dal 1989, Pietrarsa è diventato un museo di sette padiglioni, ognuno dei quali ospita diversi modelli di locomotive storiche, tra cui quella che appunto percorse per primo il tratto Napoli-Portici, che come abbiamo detto, fu la prima ferrovia in Europa.

Ristrutturato nel 2007, oggi il museo contiene ben sette padiglioni e include al suo interno anche il treno da undici carrozze costruito apposta per il matrimonio del re Umberto II e la carrozza personale dei Savoia, poi adibita a treno per la Presidenza della Repubblica.

Negli ultimi padiglioni c’è spazio anche per i modelli più moderni, ma quello che più colpisce è sicuramente la storia di questi gioielli dell’ingegneria.